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Santorini & Nikos

L’isola tra l’alba e il sogno – cosi fu chiamata Santorini da un poeta tedesco. Santorini – uno dei più strani, particolari luoghi del nostro pianeta, paragonabile in bellezza al golfo di Napoli, la baia di Rio de Janeiro o i Caraibi. Qui esiste un mito – la storia originale dei Greci e del mediterraneo. Qui Zeus, il “padre degli Dei”, strappava le rocce dal mare nella battaglia finale contro i Titani e seppelliva sotto di esse i suoi nemici. Qui, vicino alla Sicilia, i nemici, catturati sotto le isole di Stromboli e Vulcano, si muovano a volte tramite terremoti ed eruzioni sotto il loro peso enorme. Il popolo antico delle Cicladi, le Pelasghe, tramanda che i “Greci prima dei Greci”, la popolazione Minoea di Creta, avevano qui la loro base più importante fuori di Creta, nella città portuale sottostante l’odierno Akrotiri, ai tempi ancora innominata. Lo “Schliemann dei Greci”, il grande Archeologo Marinatos, benefattore indimenticato di Santorini, scopriva questa città, la Pompei di Minoa, sepolta sotto metri di cenere vulcanica, e creava cosi una delle più grande scoperte archeologiche del 20° secolo.

In questo momento ci troviamo sul pavimento di questo luogo storico che fin ora è stato scavato soltanto parzialmente e che svelerà molte altre scoperte nel futuro. La nostra guida Nikos Katris ha appeso varie rappresentazioni della vecchia Akrotiri alle mura della sua taverna, quasi come invocazioni di questo luogo antico e magico. L’eruzione enorme che seppellì la vecchia Akrotiri tre mila cinque cento anni fa, tracciava l’inizio del declino della cultura Minoea su Creta. Era l’evento vulcanico più devastante di tutti tempi, più terribile ancora dell’eruzione che devastava il golfo di Napoli nell’anno 79 dopo Cristo, più terribile dell’eruzione del Krakatau in tempi nostri, nel Gennaio 1883. Molto probabilmente l’immortale mito di Atlantide, tramandato da Platone, trova la sua origine proprio qui. E poi? L’uomo, e con lui anche la storia della Grecia, rimetteva piede sull’isola di Santorini, appena essa si era assestata e presentava quell’affascinante spettacolo del cratere spento, riempito con l’acqua del mare. Da quei tempi Santorini si trovava sempre in mezzo degli esodi e delle querele politiche del mediterraneo orientale. Essi battevano sulle sue sponde e lasciavano le loro tracce irreversibili: i primi insediamenti dorici, l’epoca ellenistica, poi i Romani, i Bizantini, i Franchi, i Turchi, i Veneziani, anche Pirati, Zingari del Mare, avventurieri internazionali e cacciatori di fortuna.

Non ci sorprende che questo posto particolare attira l’élite dell’archeologia internazionale, cercatori di Atlantide, vulcanologi, geologi, scienziati, e viaggiatori come un gioiello del turismo mondiale - le loro navi di crociera bianche sostano nel cratere del blu profondo - ma che rappresenta anche da tempo un polo magnetico per artisti del Hellas, del resto di Europa e del Mondo. Santorini e un punto focale per persone creative di tutto il mondo, si trovano molti atelier e officine di artigiani, accademie di arte e scuole di musica accanto ai vecchi mulini del vento, le cantine del vino e le fabbriche di pomodori di un’epoca industriale precedente. Maggior parte di queste attività originava da ispirazioni sopraggiunte dal esterno.

Un tale impulso artistico, comunque originando dal isola e di un vero isolano, e il motivo della vernissage odierna. Ho il piacere e l’onore di presentarvi stasera Nikos Katrias come scultore. Questo non e soltanto una prima esposizione per un novizio sul palco scenico dell’arte, ma anche una premiere per Santorini come centro d’arte autonomo e autoctono. Nikos Katrias e un isolano vero e proprio. Si è deciso per l’isola, per la “sua” isola. Non solo abita sull’isola, ma vive per l’isola, tramite l’isola. All’inizio della storia d’amore di Nikos con Santorini c’era una decisione conscia, una decisione per Santorini. Lui è uno che e ritornato in dietro, una cosa insolita per un greco delle isole.

Dopo la sua gioventù, le anni di scuola e il servizio militare presso il Pireo e su terra ferma è tornato sulla isola da dove originava la sua famiglia. E ritornato, è rimasto.

Ma non solo. Si è anche acquisita l’isola del suo destino, l’ha proclamata Sua, l’ha veramente incorporata nella sua esistenza fisica, in vari modi. E stato una scoperta, un’avventura, un vero viaggio nel senso esterno come nel mondo interno, spirituale. C’è nell’adolescenza il pescatore è amante d’immersione in apnea, che esplorava il cratere e la fauna marina vicino a Capo Akrotiri, immergendosi fin a 30 – 40 metri di profondità senza aiuto di ossigeno. In una di queste immersioni doveva vivere la peggior tragedia della sua gioventù, la morte del suo miglior amico e compagno sottacqueo, che non tornava da un immersione. Come navigatore scopriva le acque di Santorini e delle isole vicine, imparando le loro correnti e particolarità di vento, che erano già un ostacolo per l’anziano Ulisse. Da pescatore sviluppava un sesto senso per la fauna locale, diventò esperto per il pesce grande, il predatore. Da alpinista senza paura o vertigini investigava ogni angolo della sua “montagna di casa”, il Capo Akrotiri. Come osservatore dei venti locali, delle maree e delle correnti diventò il meteorologo di Santorini, da specialista di pietre e geologo studiava le pietre presenti sull’isola, la formazione degli strati, le sedimenti, le stratigrafie d’eruzione, la loro provenienza vulcanica. In conformità a questi studi ha sviluppato le sue teorie astute della creazione e formazione del cratere, che discuteva con esperti dall’estero in maniera informata e collegiale.

Infine c’è l’architetto Nikos Katris, che scavava nella roccia morbida vulcanica, senza piano di costruzione, senza macchine, armato soltanto con picco e pala, spolpava le viscere vulcaniche della sua caverna nello stile tipico di Santorini, la sua taverna e alla fine, nell’inverno scorso, la sua galleria d’arte, in sostanza una scultura in formato gigante. Non dimentichiamo lo chef ispirato, il compagno charmant, che ospita persone da tutte parti del mondo e amici dell’isola nella sua taverna rinomata. La taverna serve soltanto secondariamente come fonte di lavoro, in primis costituisce un luogo di ritrovo e ospitalità sincera: il capo casa agisce da interlocutore meraviglioso e amico. Non dimentichiamo neppure il ruolo di Nikos come filosofo della vera tradizione greca, lui medita su Dio e la terra e fa partecipare i suoi amici ai suoi processi mentali, mai respingendo il “dibattito socratiforme”. Perché racconta tutto questo, vi chiederete? Tutte queste conoscenze complesse, capacità e attività varie formavano naturalmente e necessariamente la base dell’esistenza artistica, che Nikos Katris da scultore fece amalgamare con la sua Santorini nella propria creatività.

La sua prima opera monumentale, la “Signora del Faro”, si sviluppò da lavori preliminari con vari materiali di pietra, ricavati dal mare, dalla spiaggia e dalle scogliere vulcaniche dell’isola. Nikos incorporava anche frammenti di mura antiche, in particolare le piccole “teste di demonio”, che lui chiamò “diavolo”, oggetti di arte che lui regalava e la “Lode alla Grecia antica” architettonica, consistente da scale e resti di templi. Con quest’opera, già perfetta dal punto di vista artistico, Nikos appariva nel mondo dell’arte come scultore rispettabile. La figura femmina nuda, saldamente collegata con la scogliera preferita di Nikos, Capo Aktrotiri, ed il suo faro, è la padrona del isola e il suo popolo pescatore e marinaio. Incollata alla scogliera come alla prua di una nave, diventa parte del isola, personificando la pietrificata nave vulcanica col nome di Santorini. Sopra di lei si trova, quasi come da simbolo d’illuminazione spirituale, il faro.

Il scrittore santorinese Dimitri Prassos scopriva l’opera del finora sconosciuto Nikos Katris e la introdusse al pubblico in un articolo di giornale. In una conversazione, Prassos mi descriveva la particolarità di questa scultura come “insolita combinazione d’arte arcaica dei cicladi, specialmente la faccia, arte del popolo genuina, come le figure di prua delle vecchie navi di legno”.

In rapida successione nascevano altre opere dalle mani esperte di Nikos. Loro descrivono temi dell’ambiente sociale e naturale dell’artista, immagini di “gioventù” e di “vecchiaia”, una lode alla vita e alla produttività creativa: un fallo affiancato da mani in preghiera, un’allegoria della primavera con fauna e flora dell’isola, poi un lavoro in commissione, ovvero il simbolo di una città antica italiana con la porta cittadina e un elefante combattente. Quest’ultima e segno della profonda amicizia con il Conte Francesco Leopardi, il quale ogni anno naviga intorno dell’isola con la sua barca. In fine la scultura doppia dei libri eretti, l’uno aperto e l’altro chiuso, i “Libri della Vita” che sono metafore del destino umano ed al stesso tempo della biografia personale del’ artista, non sempre priva di conflitto. Katris e sempre riuscito ad alzarsi oltre l’individualismo, il narrativo, il temporaneo, entrando in una sfera archetipica e metafisica; dal particolare al generico.

L’inverno scorso, come se tutto questo fosse soltanto un preludio, nasceva dalle sue mani la sua opera più recente, “Eva la Prima”. Con questo lavoro, Nikos ha saldato la presenza sul palco scenico della scultura. La “Eva” segnala un vero sviluppo – in livello artistico, nella conquista del duro ”materiale del re”, il marmo, e nella penetrazione spirituale del tema. Questo evidenzia il percorso dal approccio ancora decorativo del “Lode ad Hellas”, creato quattordici anni fa, attraversando la “Dama di Aktrotiri” narrativa, per arrivare, in fine, alla scultura autonoma. Cosi Nikos Katris si mostra alla fine come artista non naïvo, siccome l’arte naïva non conosce sviluppo, non conosce progresso.

Siccome la sua opera più importante e recente aveva bisogna di un’inquadratura degna, Nikos, come “talpa creativa”, avanzava più profondamente nelle viscere della sua isola. Il risultato e una grotta-galleria come un labirinto, un autentico monumento minoeo - cretico, un sanctorum sotterraneo di potenza arcaica e presenza mitica, un luogo “forte” con un’atmosfera propria e carattere impressionante. Cosi anche la galleria e diventata una scultura di grandi dimensioni, - e allo stesso momento lo scrinio ieratico e conservante della sua opera più importante, la “Eva”, con la quale si e avanzato per far parte della strato superiore dell’ arte scultrice seria, dando la forma visuale armonica al suo concetto intellettuale profondamente originale, fin a quest’ora non formulato. La prima genita della specie umana, allo stesso momento madre archetipica, prima compagna di Adamo e creazione di Dio stesso, ma non formata da Dio secondo la sua propria immagine (siccome Dio secondo la bibbia e le altri “religioni di vangelo” viene visto da padre, da uomo, da patriarca, da controparte ad Adamo), ha trovato il suo Sanctorum nella galleria-caverna di Nikos, una situazione d’importante profondità mitica ed espressione complessa – ambigua, di molteplici significati, di svariati strati. Si potrebbe definire quasi come una “Mona Lisa tridimensionale” di Santorini. Come mai? Una Mona Lisa senza testa, senza bocca, senza sorriso? Ecco, l’Eva di Nikos sorride comunque. Sorride con tutto il suo corpo, proprio come fu formulato già da Rainer Maria Rilke in una delle sue più belle poesie, descrivendo il torso senza testa di una statua di Apollo arcaica: “non potrebbe splendere il petto, e nel silenzioso girarsi delle fianchi non potrebbe emanare un sorriso, verso la meta che portava il creato”.

Con la “Eva” si conclude il cerchio di opere della “Signora dell’Faro”. Dalle mani ispirate di Nikos, l’isola ha ormai trovato due padrone: la signora del faro, connessa con il vento, l’acqua, le navi e le maree, e la prima donna, nata dal seno della terra e tenuta nel marmo, mater mundis dell’uomo, prima amante, sposa e madre, archetipo, icona, creatrice. L’Eva e la polena di Akrotiri evocano le quattro elementi della filosofia greca originale: fuoco, terra, acqua ed aria.

“Eva” non pone delle domande, invece lei da delle risposte definitive, oltre al battibecco insano e assurdo dei despoti religiosi di questo mondo. In questo rappresenta un concetto basilare filosofico tipico per i pensatori greci. Torniamo alle radici! L’Eva finisce il litigio delle preti, papi, pastori, rabbini, imam e guru. L’Eva esiste senza peccato originale, senza colpa innata, è innocente, non deve scusarsi o spiegarsi. Esiste senza apologia.

E questo perche Nikos Katris scelse la forma di torso per il suo archetipo dell’Eva. La sua Eva non ha un volto, una faccia temporale, non ha estremità. Proviene dal passato distante, dall’inizio degli tempi, ed indica un futuro distante, il fine del tempo. Lei esiste oltre il tempo, e per ciò, oltre l’individualismo. Una fisionomia individuale sarebbe inopportuna per lei, restrittivo come la foglia di fico. Originalmente l’Eva di Nikos esibiva una foglia. Lui l’ha tolta recentemente. Quando Nikos ci informava su questo fatto in una telefonata notturna verso la Germania, eravamo inizialmente spaventati e dicevamo: “per l’amor del cielo, adesso l’Eva non ha più un senso, non e più riconoscibile come Eva!” In frattempo Nikos ci ha convinto. Si lei esiste senza colpa e senza tempo, rimane al di fuori e al di sopra del peccato originale. Allora non ha bisogno del foglio di fico. Lei e senza vergogna.

Qui incide che “la prima Eva” esiste oltre i generi, o meglio, tra i generi. E ne soltanto donna, ne soltanto uomo. E uomo e donna allo stesso momento, molto come l’uomo sferico originale di Platone al inizio della storia del essere umano – uno degli immagini più impressionanti della filosofia greca. Questo spiega perché “la prima Eva” esibisce due aspetti, fondamene diversi. Nel prospetto frontale e una donna sensuale con gli attributi della femminilità. Da davanti appare come bella afrodite. Vista da dietro invece sembra un Kouros arcaico. In quel senso di doppia esistenza l’Eva di Nikos appare androgina, diventando cosi la metafora della eterna metamorfosi tra uomo e donna, problema di base del Eros.

Abbiamo raggiunto la fine del nostro viaggio attraverso le opere di Nikos Katris. Qual era l’inizio? Santorini - l’isola tra giorno e sogno, battuta dal vento, irradiata della luce. Nikos, l’isolano, porta entrambe in se stesso, il giorno ed il sogno. E un sognatore, diretto verso il giorno, la luminosità, la luce splendente dell’Egeo, la chiarezza e struttura cristallina della sua propria isola. E un uomo che ha realizzato il suo sogno artistico. Come tutti gli artisti è un sognatore. Un artista, che non e un utopista, un realista. L’arte – la grande utopia. Gli artisti – sognatori dell’assoluto.

In fine, come potremmo classificare Nikos Katris? La critica dell’arte ha bisogno di tali classificazioni per il suo funzionamento. E questa un’arte naïva? Sicuramente no. Chi ha potuto percepire figure come la “Dama del Capo Akrotiri” oppure “La prima Eva” e tutto altro di naïvo. E questo l’arte del popolo? Non vedo nell’opera di Nikos né asinelli, né delfini, stelle di mare o mulini di vento come in molte altre gallerie d’arte di Santorini! E questa l’arte amatoriale, la scultura passa-tempo di un dilettante con talento? L’ispezione dell’Eva evidenzia il contrario. Dal punto di vista artigianale e perfetta. E un “lancio” ottimo, come si dice in tedesco. Una tale scultura non emana come prodotto collaterale di un’officina passa- tempo. Nikos Katris e assolutamente autentico e allo stesso momento non accademico in modo rinfrescante, e un talento grande e genuino. E autoctono e autonomo.

Ora possiamo sperare che Nikos sarà produttivo e crea la controparte a Eva durante questo prossimo inverno. Magari “ Adamo, l’Ultimo” oppure il suo concetto centrale del Pastore? Il marmo dovrebbe venire da Paros, e Nikos sta pensando di una figura monumentale, al minimo d’altezza d’uomo.

Per quest’impresa auguriamo a Nikos molta forza e gioia creativa. Tanti auguri, Nikos Katris, bonne chance, viel Glück, sia benedetto, amico mio, Philos mou!

Reiner Bentzmann
Eltville/Rhein
12.Settembre 2010

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