Art gallery

Eva la Prima

L’inverno scorso, come se tutto questo fosse soltanto un preludio, nasceva dalle sue mani la sua opera più recente, “Eva la Prima”. Con questo lavoro, Nikos ha saldato la presenza sul palco scenico della scultura. La “Eva” segnala un vero sviluppo – in livello artistico, nella conquista del duro ”materiale del re”, il marmo, e nella penetrazione spirituale del tema. Questo evidenzia il percorso dal approccio ancora decorativo del “Lode ad Hellas”, creato quattordici anni fa, attraversando la “Dama di Aktrotiri” narrativa, per arrivare, in fine, alla scultura autonoma. Cosi Nikos Katris si mostra alla fine come artista non naïvo, siccome l’arte naïva non conosce sviluppo, non conosce progresso.

Siccome la sua opera più importante e recente aveva bisogna di un’inquadratura degna, Nikos, come “talpa creativa”, avanzava più profondamente nelle viscere della sua isola. Il risultato e una grotta-galleria come un labirinto, un autentico monumento minoeo - cretico, un sanctorum sotterraneo di potenza arcaica e presenza mitica, un luogo “forte” con un’atmosfera propria e carattere impressionante. Cosi anche la galleria e diventata una scultura di grandi dimensioni, - e allo stesso momento lo scrinio ieratico e conservante della sua opera più importante, la “Eva”, con la quale si e avanzato per far parte della strato superiore dell’ arte scultrice seria, dando la forma visuale armonica al suo concetto intellettuale profondamente originale, fin a quest’ora non formulato. La prima genita della specie umana, allo stesso momento madre archetipica, prima compagna di Adamo e creazione di Dio stesso, ma non formata da Dio secondo la sua propria immagine (siccome Dio secondo la bibbia e le altri “religioni di vangelo” viene visto da padre, da uomo, da patriarca, da controparte ad Adamo), ha trovato il suo Sanctorum nella galleria-caverna di Nikos, una situazione d’importante profondità mitica ed espressione complessa – ambigua, di molteplici significati, di svariati strati. Si potrebbe definire quasi come una “Mona Lisa tridimensionale” di Santorini. Come mai? Una Mona Lisa senza testa, senza bocca, senza sorriso? Ecco, l’Eva di Nikos sorride comunque. Sorride con tutto il suo corpo, proprio come fu formulato già da Rainer Maria Rilke in una delle sue più belle poesie, descrivendo il torso senza testa di una statua di Apollo arcaica: “non potrebbe splendere il petto, e nel silenzioso girarsi delle fianchi non potrebbe emanare un sorriso, verso la meta che portava il creato”.

Con la “Eva” si conclude il cerchio di opere della “Signora dell’Faro”. Dalle mani ispirate di Nikos, l’isola ha ormai trovato due padrone: la signora del faro, connessa con il vento, l’acqua, le navi e le maree, e la prima donna, nata dal seno della terra e tenuta nel marmo, mater mundis dell’uomo, prima amante, sposa e madre, archetipo, icona, creatrice. L’Eva e la polena di Akrotiri evocano le quattro elementi della filosofia greca originale: fuoco, terra, acqua ed aria.

“Eva” non pone delle domande, invece lei da delle risposte definitive, oltre al battibecco insano e assurdo dei despoti religiosi di questo mondo. In questo rappresenta un concetto basilare filosofico tipico per i pensatori greci. Torniamo alle radici! L’Eva finisce il litigio delle preti, papi, pastori, rabbini, imam e guru. L’Eva esiste senza peccato originale, senza colpa innata, è innocente, non deve scusarsi o spiegarsi. Esiste senza apologia.

E questo perche Nikos Katris scelse la forma di torso per il suo archetipo dell’Eva. La sua Eva non ha un volto, una faccia temporale, non ha estremità. Proviene dal passato distante, dall’inizio degli tempi, ed indica un futuro distante, il fine del tempo. Lei esiste oltre il tempo, e per ciò, oltre l’individualismo. Una fisionomia individuale sarebbe inopportuna per lei, restrittivo come la foglia di fico. Originalmente l’Eva di Nikos esibiva una foglia. Lui l’ha tolta recentemente. Quando Nikos ci informava su questo fatto in una telefonata notturna verso la Germania, eravamo inizialmente spaventati e dicevamo: “per l’amor del cielo, adesso l’Eva non ha più un senso, non e più riconoscibile come Eva!” In frattempo Nikos ci ha convinto. Si lei esiste senza colpa e senza tempo, rimane al di fuori e al di sopra del peccato originale. Allora non ha bisogno del foglio di fico. Lei e senza vergogna.

Qui incide che “la prima Eva” esiste oltre i generi, o meglio, tra i generi. E ne soltanto donna, ne soltanto uomo. E uomo e donna allo stesso momento, molto come l’uomo sferico originale di Platone al inizio della storia del essere umano – uno degli immagini più impressionanti della filosofia greca. Questo spiega perché “la prima Eva” esibisce due aspetti, fondamene diversi. Nel prospetto frontale e una donna sensuale con gli attributi della femminilità. Da davanti appare come bella afrodite. Vista da dietro invece sembra un Kouros arcaico. In quel senso di doppia esistenza l’Eva di Nikos appare androgina, diventando cosi la metafora della eterna metamorfosi tra uomo e donna, problema di base del Eros.

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